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Più esperti, ma dove sono i sopravvissuti? La lotta “sinodale” agli abusi della “nuova” Pontificia Commissione Minori

Coordinamento delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia

CITTA’ DEL VATICANO-ADISTA. Molte novità, sulla carta, nella lotta vaticana agli abusi perpetrati dal clero sono stati annunciati in queste ultime settimane: un primo rapporto annuale della Pontificia Commissione vaticana per la Tutela dei Minori (PCTM) – presieduta dal card. Sean O’Malley – vedrà la luce nel 2023, anche se i primi dati utili, secondo p. Andrew Small, segretario ad interim della Commissione, che ha illustrato le iniziative ai giornalisti il 28 ottobre – saranno a disposizione solo nel 2024; un accordo, siglato tra la Commissione stessa e la Conferenza episcopale italiana, per promuovere un impegno comune sulla base di un approccio condiviso, che si servirà di uno scambio regolare tra i due organismi sulle iniziative di tutela e di salvaguardia dei minori e delle persone vulnerabili, a livello di informazioni e di competenze per creare una rete globale di Centri per l’accoglienza, l’ascolto e la guarigione delle vittime.

La Commissione vaticana si allarga

Nel frattempo, il 30 settembre scorso, papa Francesco ha ampliato la PCTM nominando dieci nuovi membri, che si aggiungono ai dieci già operativi. Una storia tormentata, quella di questo organismo, soprattutto per i rapporti con il Dicastero per la Dottrina della Fede, e per diversità di vedute all’interno, ma anche per la sua non chiarissima identità, per la lentezza e le resistenze alle proposte della Commissione come quella, approvata dal papa – ma mai realizzata – di creare un tribunale separato per i vescovi che agiscono in modo inappropriato nei casi di abuso sessuale. Il card. O’Malley annunciò la nascita del tribunale nel giugno 2015, ma esso, di fatto non vide mai la luce; al suo posto papa Francesco, l’anno dopo, emanò una nuova legge (il motu proprio Come una madre amorevole) che stabiliva la rimozione dei vescovi negligenti (v. Adista Notizie n. 33/17). In che misura sia stato applicato, finora, non è chiaro.

Con la Costituzione Apostolica sulla Curia Romana, Praedicate Evangelium, nel marzo di quest’anno il papa ha posto la Commissione all’interno della sezione disciplinare del Dicastero per la Dottrina della Fede, lasciandole, nelle intenzioni almeno, una autonomia, con la nomina diretta pontificia del Presidente, che riferisce direttamente al papa e con l’indipendenza dal Dicastero per ciò che riguarda decisioni su membri e personale e sulle proposte avanzate.

I nuovi membri designati (con un incarico quinquennale) sono: mons. Peter Karam, vicario patriarcale della Chiesa maronita (Libano); mons. Thibault Verny, vescovo ausiliare di Parigi, incaricato della Protezione dei minori per l’arcidiocesi di Parigi e interlocutore della Commissione CIASE, promotore, tra le altre cose, di un sito web di informazione sugli abusi e di formazione online obbligatoria per gli educatori della Diocesi di Parigi; p. Tim Brennan, della Provincia australiana dei Missionari del Sacro Cuore, impegnato a Roma presso l’Ufficio Tutela della Curia generalizia; suor Niluka Perera (India), assistente sociale professionale, coordinatrice del Catholic Care for Children International (CCCI) dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG) di Roma; suor Teresa Nyadombo, coordinatrice nazionale per l’educazione e la salvaguardia della Conferenza episcopale cattolica dello Zimbabwe; Irma Patricia Espinosa Hernández, psichiatra e psicoterapeuta, esperta di psicologia criminale, profilazione e valutazione delle vittime di abusi sessuali e di autori di reati sessuali, direttrice della Facoltà di Psicologia dell’Universidad Catolica Lumen Gentium di Città del Messico e membro del Consiglio nazionale per la protezione dei minori della Conferenza episcopale messicana, nonché cofondatrice del CEPROME, centro di ricerca e formazione interdisciplinare sulla protezione dei minori con sede a Città del Messico; Maud de Boer-Buquicchio, presidente di ECPAT Internazionale (associazione che opera per contrastare lo sfruttamento sessuale dei minori, la violenza e la tratta), già vice cancelliere presso la Corte Europea dei Diritti Umani (1998), poi (2002-2012) vice segretario generale del Consiglio d’Europa; dal 2014 al 2020 è stata relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla vendita e lo sfruttamento sessuale dei bambini; Anne-Marie Emilie Rivet-Duval (Mauritius), psicologa clinica responsabile dell’Ufficio diocesano di psicologia; Teresa Devlin, con studi in psicologia e scienze sociali, CEO del National Board for Safeguarding Children in the Catholic Church in Irlanda; Ewa Kusz, psicologa clinica, sessuologa e terapeuta, vicedirettrice del Centro per la protezione dell’infanzia presso l’Università dei Gesuiti “Ignatianum” di Cracovia (Polonia), dove ha contribuito a creare il programma di studi post-laurea sulla protezione dell’infanzia.

Questi nuovi membri si vanno ad aggiungere a mons. Luis Manuel Alí Herrera, vescovo ausiliare di Bogotá, in Colombia, psicologo; p. Hans Zollner, direttore dell’Istituto di Antropologia della Pontificia Università Gregoriana; suor Arina Gonçalves, sociologa e terapeuta; Ernesto Caffo, fondatore e presidente di Telefono Azzurro Onlus e presidente della Fondazione Child; Benyam Dawit Mezmur, professore associato di Giurisprudenza presso il Dullah Omar Institute, University of the Western Cape, a Cape Town (Sudafrica), due volte presidente della Commissione di Esperti sui Diritti e il Benessere dei Bambini dell’Unione Africana, nonché presidente della Commissione Onu sui diritti dei bambini (2015-2017), Neville Owen, giudice della Corte d’Appello della Corte Suprema dell’Australia occidentale, alla guida del Consiglio Giustizia e Riconciliazione creato dalla Chiesa australiana per far fronte alla crisi causata dagli abusi sessuali; Sinalelea Fe’ao, 42 anni di lavoro nel campo dell’educazione; Teresa Kettelkamp Morris, già colonnello nella Polizia di Stato dell’Illinois, direttrice esecutiva del Segretariato per la tutela dei bambini e dei giovani della Conferenza episcopale Usa (2005-2011) e Nelson Giovannelli Rosendo dos Santo, esperto di riabilitazione dalla tossicodipendenza e dall’abuso, fondatore in Brasile delle comunità Fazenda da Esperança. Una sola, per quanto è noto (nel 2018 la Commissione aveva affermato che l’identità delle vittime di abuso sessuale presenti tra i membri non sarebbe stata resa pubblica) la presenza in rappresentanza dei sopravvissuti: nel marzo 2021 si era aggiunto al gruppo il giornalista cileno Juan Carlos Cruz, – vittima da adolescente delle violenze sessuali del prete poi dimesso dallo stato clericale Fernando Karadima – cofondatore nel 2010 della “Fundación para la Confianza”, dedicata al sostegno dei sopravvissuti e alla prevenzione degli abusi, e nel 2018 del “Centro CUIDA”, il primo centro di ricerca per lo studio e l’indagine sugli abusi nella società presso la Pontificia Università Cattolica del Cile.

Ufficialmente, dunque, Cruz sarebbe l’unico sopravvissuto ad abusi presente in Commissione; Una presenza tormentata, quella delle vittime: il britannico Peter Saunders, fondatore ed ex responsabile dell’associazione di vittime di pedofilia Napac e l’irlandese Marie Collins, entrambi nominati nel 2014, se ne andarono delusi, arrendendosi a lentezze, ostacoli e persino boicottaggi della Curia nei confronti del lavoro del gruppo; la neuropsichiatra infantile francese Catherine Bonnet, specializzata in violenze sessuali su minori, lasciò nel 2018 (v. Adista Notizie n. 8/18): aveva invano insistito sulla necessità di ascoltare le vittime, «singolarmente o nel quadro di associazioni come l’Ending Clerical Abuse (ECA)».

La “nuova” agenda della Commissione

Se la Commissione sembra dunque limitare fortemente la presenza di sopravvissuti al suo interno (lasciando il beneficio del dubbio sul una loro presenza “riservata”) afferma peraltro di volere che la voce delle vittime sia ascoltata, e a questo fine ha promosso dei Survivors Advisory Panels (SAP), con l’intento di individuare contenuti e modalità per includere le esperienze delle vittime e dei sopravvissuti all’interno delle politiche di tutela e di cura delle Chiese.

La Commissione – che non si occupa di casi individuali – dovrà anche supervisionare l’applicazione delle linee guida delle Conferenze episcopali, in base a Praedicate Evangelium; a questo scopo essa è stata incaricata di collaborare con le Conferenze episcopali, le Diocesi e gli Ordini religiosi per garantire l’applicazione e l’efficacia delle linee guida, che oltretutto non sono ancora state elaborate da tutte le 114 Conferenze episcopali del mondo.

Vengono inoltre istituiti meccanismi di segnalazione di abusi in tutta la Chiesa, in ottemperanza all’articolo 2 del motu proprio Vos Estis Lux Mundi del 2019, e la redazione di un Rapporto Annuale. Poiché vi è una grande disparità nella formazione e nella prevenzione degli abusi sessuali sui minori tra il Nord e il Sud del mondo, la Chiesa, ha spiegato p. Small, è chiamata a intervenire: a questo scopo la CEI – che, lo ricordiamo, continua a rifiutare una ricerca indipendente che dia un quadro dell’abuso in Italia, dove omertà ecclesiastica e vuoti giuridici lasciano il fenomeno ancora largamente sommerso e, dunque, non affrontabile – ha previsto uno stanziamento, per un periodo di tre anni, di fondi dell’8 per mille, per supportare la Commissione nella sua lotta agli abusi nel Sud del mondo.

Quanto al Rapporto annuale, si tratterà di un documento descrittivo sull’applicazione e l’efficacia delle politiche e delle procedure di salvaguardia nella Chiesa, fornendo un feedback sulle misure di cura e accompagnamento delle vittime e indicazioni sulle best practices da attuare.

Tra gli auspici formulati da p. Small, quello che il Rapporto annuale «fornisca un grado di trasparenza e responsabilità così urgente in tema di protezione e di gestione degli abusi: il Rapporto Annuale può costituire un importante punto di incontro e di dialogo con tutti i Dicasteri che compartecipano in qualche modo all’attuazione del safeguarding e nella protezione dei minori». Si tratterebbe, insomma, ha detto p. Small, di un approccio «inquadrato in termini di sinodalità. Definendo questo lavoro nella prospettiva della comunione e della sussidiarietà, il Santo Padre lo ha associato a due concetti fondamentali dell’essere e del fare della Chiesa».

È da sottolineare, però, – e lo ammette lo stesso segretario ad interim della PCTM – che proprio alla luce del processo sinodale manca un “pezzo” importante: «il peso e il significato effettivamente attribuito alle esperienze delle vittime/sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero nel processo sinodale sono ancora dolorosamente poco chiari e le testimonianze delle vittime/sopravvissuti sono state finora limitate, e l’impatto delle loro esperienze e intuizioni è difficile da discernere».

https://www.adista.it/articolo/68958

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